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 Roma, 28/05/2017




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 L'Abbazia Benedettina
 
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San Paolo fuori le Mura è un´abbazia benedettina la cui storia si fonde con l´omonima Basilica da cui ebbe origine, e di cui condivise gli avvenimenti lieti e tristi attraverso i secoli e le umane vicende.
 
La prima testimonianza di comunità monastica presso la Basilica di San Paolo la troviamo nel "Praeceptum" marmoreo di San Gregorio Magno (590-604), ancora oggi conservato nel museo lapidario paolino. Il santo Pontefice Gregorio II (715-731) può quindi essere considerato il vero fondatore del monastero.
 
I monarchi inglesi, che si erano convertiti alla fede cattolica per mezzo dei monaci benedettini, nel Medioevo esercitarono la funzione di protettori sull’Abbazia di San Paolo. Infatti, gli antichi stemmi degli abati di San Paolo contenevano una cinghia di cuoio con il motto: «Honi soit qui mal y pense» (sia maledetto chi pensa male), che circondava il classico scudo con la spada. Sant’Oddone (†942), abate di Cluny, venne a Roma nel 936 per iniziare la riforma monastica a San Paolo, e sarà in quel tempo che apparirà la denominazione “abbas et rector Sancti Pauli”.
 
Nel secolo XI la lotta tra il Papa e l´Imperatore a causa delle investiture ecclesiastiche, ebbe una grande ripercussione anche sull´osservanza regolare del cenobio paolino. Leone IX (1049-1054), appena conosciuto lo stato di rovina in cui si trovavano il monastero e la basilica paolina, volle subito provvedere affidandone la cura al monaco Ildebrando, il futuro Gregorio VII, nominandolo "provisor apostolicus" dell´abbazia, il quale, dopo aver ridonato il decoro al sacro tempio, procurò pure il necessario per vivere alla sparuta comunità monastica, e la fece ben presto aumentare di numero riportandola alla regolare osservanza.
 
Nel secolo XV a San Paolo ci fu ancora una riforma: il Cardinale Condulmer (poi Papa Eugenio IV) insieme a Ludovico Barbo, diede inizio ad un´altra osservanza monastica. I monasteri benedettini riformati dal Barbo si riconobbero nella Congregazione inizialmente detta di Santa Giustina di Padova, ma quando nel 1504 anche Montecassino entrò a farvi parte, fu poi denominata Congregazione Cassinese. Il rinnovamento monastico, introdotto dal Barbo, risollevò le sorti della vita disciplinare, spirituale ed amministrativa dei monasteri italiani. Si riaccese così tra i monaci la passione per lo studio delle scienze sacre e profane, ed il cenobio paolino divenne focolaio di santità e cultura. Proprio per questo motivo, i superiori della Congregazione Cassinese scelsero il monastero di San Paolo come sede di un "gymnasium" filosofico e teologico approvato da  Innocenzo XI (1676-1687) con il nome di Collegio Sant’Anselmo. Un suo noto studente sarà il futuro Papa Pio VII  (1800 – 1823).
 
Con la soppressione degli ordini religiosi del 1866 e poi, per Roma, del 1870, tutti i beni ecclesiastici furono confiscati dal Governo italiano, e, quindi, anche il monastero di S. Paolo si trovò in condizioni precarie, tanto che i monaci poterono rimanere nella loro casa solo come custodi della basilica (allora in ricostruzione dopo il terribile incendio del 1823). Dunque, possiamo affermare che essi non abbandonarono mai l´ufficiatura intorno al glorioso sepolcro dell´Apostolo delle Genti. La ripresa in pieno della vita monastica ed economica dell´abbazia ostiense iniziò alla fine del secolo XIX e proseguì nel XX. Lo sviluppo della rinascita religiosa fu così rapido e vigoroso che San Paolo si sentì in forze spirituali sufficienti per aiutare validamente diverse realtà monastiche d’Europa a riprendere la vita benedettina. Di questo tempo ricordiamo, fra altri, le grandi figure di monaci, come il Beato Cardinale Schuster e il Beato Placido Riccardi.  Un doverosa menzione va ad un altro Pontefice, Papa Giovanni XXIII, che negli appartamenti abbaziali ostiensi, scelse di annunciare ai Cardinali presenti l’intenzione di realizzare un Concilio ecumenico: sarà il Vaticano II.
 
Ora, l’Abate di San Paolo fuori le Mura è il Vicario Pastorale della Basilica Ostiense. La Comunità monastica possiede un particolare carattere internazionale, visto che i monaci provengono da 12 nazionalità diverse. I benedettini di San Paolo fuori le Mura, lavorano con impegno per compiere l’antico incarico dato loro dal Papa: quello di custodire la tomba di San Paolo, promuovendo il carisma ecumenico tipico della Basilica, ed offrendo un servizio di “pastorale-monastica” a tutti i fedeli e pellegrini che con tanta fede e devozione frequentano la Basilica dell’Apostolo delle Genti.
 
 

 
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