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 Roma, 25/05/2017




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PAPA FRANCESCO A SAN PAOLO
Domenica 14 aprile 2013 alle ore 17.30, Sua Santità il Papa Francesco ha celebrato la Santa Eucaristia nella Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura.

Domenica 14 aprile 2013, III° domenica di Pasqua, alle ore 17.30, Sua Santità il Papa Francesco ha celebrato la Santa Eucaristia nella Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, sorta sulla via Ostiense per custodire i resti mortali di San Paolo. Il Tempio dedicato all’Apostolo delle Genti ha spalancato per l’occasione gli ampi spazi per accogliere fedeli ed autorità del popoloso quartiere Ostiense.
 
 
OMELIA DEL SANTO PADRE
 
Cari fratelli e sorelle!
È per me una gioia celebrare l’Eucaristia con voi in questa Basilica. Saluto l’Arciprete, il Cardinale James Harvey, e lo ringrazio per le parole che mi ha rivolto; con lui saluto e ringrazio le varie Istituzioni che fanno parte di questa Basilica, e tutti voi. Siamo sulla tomba di san Paolo, un umile e grande Apostolo del Signore, che lo ha annunciato con la parola, lo ha testimoniato col martirio e lo ha adorato con tutto il cuore. Sono proprio questi i tre verbi sui quali vorrei riflettere alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato: annunciare, testimoniare, adorare.
 
1. Nella Prima Lettura colpisce la forza di Pietro e degli altri Apostoli. Al comando di tacere, di non insegnare più nel nome di Gesù, di non annunciare più il suo Messaggio, essi rispondono con chiarezza: «Bisogna obbedire a Dio, invece che agli uomini». E non li ferma nemmeno l’essere flagellati, il subire oltraggi, il venire incarcerati. Pietro e gli Apostoli annunciano con coraggio, con parresia, quello che hanno ricevuto, il Vangelo di Gesù. E noi? Siamo capaci di portare la Parola di Dio nei nostri ambienti di vita? Sappiamo parlare di Cristo, di ciò che rappresenta per noi, in famiglia, con le persone che fanno parte della nostra vita quotidiana? La fede nasce dall’ascolto, e si rafforza nell’annuncio.
 
2. Ma facciamo un passo avanti: l’annuncio di Pietro e degli Apostoli non è fatto solo di parole, ma la fedeltà a Cristo tocca la loro vita, che viene cambiata, riceve una direzione nuova, ed è proprio con la loro vita che essi rendono testimonianza alla fede e all’annuncio di Cristo. Nel Vangelo, Gesù chiede a Pietro per tre volte di pascere il suo gregge e di pascerlo con il suo amore, e gli profetizza: «Quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi» (Gv 21,18). E’ una parola rivolta anzitutto a noi Pastori: non si può pascere il gregge di Dio se non si accetta di essere portati dalla volontà di Dio anche dove non vorremmo, se non si è disposti a testimoniare Cristo con il dono di noi stessi, senza riserve, senza calcoli, a volte anche a prezzo della nostra vita. Ma questo vale per tutti: il Vangelo va annunciato e testimoniato. Ciascuno dovrebbe chiedersi: Come testimonio io Cristo con la mia fede? Ho il coraggio di Pietro e degli altri Apostoli di pensare, scegliere e vivere da cristiano, obbedendo a Dio? Certo la testimonianza della fede ha tante forme, come in un grande affresco c’è la varietà dei colori e delle sfumature; tutte però sono importanti, anche quelle che non emergono. Nel grande disegno di Dio ogni dettaglio è importante, anche la tua, la mia piccola e umile testimonianza, anche quella nascosta di chi vive con semplicità la sua fede nella quotidianità dei rapporti di famiglia, di lavoro, di amicizia. Ci sono i santi di tutti i giorni, i santi “nascosti”, una sorta di “classe media della santità”, come diceva uno scrittore francese, quella “classe media della santità” di cui tutti possiamo fare parte. Ma in varie parti del mondo c’è anche chi soffre, come Pietro e gli Apostoli, a causa del Vangelo; c’è chi dona la sua vita per rimanere fedele a Cristo con una testimonianza segnata dal prezzo del sangue. Ricordiamolo bene tutti: non si può annunciare il Vangelo di Gesù senza la testimonianza concreta della vita. Chi ci ascolta e ci vede deve poter leggere nelle nostre azioni ciò che ascolta dalla nostra bocca e rendere gloria a Dio! Mi viene in mente adesso un consiglio che san Francesco d’Assisi dava ai suoi fratelli: predicate il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole. Predicare con la vita: la testimonianza. L’incoerenza dei fedeli e dei Pastori tra quello che dicono e quello che fanno, tra la parola e il modo di vivere mina la credibilità della Chiesa.
 
3. Ma tutto questo è possibile soltanto se riconosciamo Gesù Cristo, perché è Lui che ci ha chiamati, ci ha invitati a percorrere la sua strada, ci ha scelti. Annunciare e testimoniare è possibile solo se siamo vicini a Lui, proprio come Pietro, Giovanni e gli altri discepoli nel brano del Vangelo di oggi sono attorno a Gesù Risorto; c’è una vicinanza quotidiana con Lui, ed essi sanno bene chi è, lo conoscono. L’Evangelista sottolinea che «nessuno osava domandargli: “Chi sei?”, perché sapevano bene che era il Signore» (Gv 21,12). E questo è un punto importante per noi: vivere un rapporto intenso con Gesù, un’intimità di dialogo e di vita, così da riconoscerlo come “il Signore”. Adorarlo! Il brano dell’Apocalisse che abbiamo ascoltato ci parla dell’adorazione: le miriadi di angeli, tutte le creature, gli esseri viventi, gli anziani, si prostrano in adorazione davanti al Trono di Dio e all’Agnello immolato, che è Cristo, a cui va la lode, l’onore e la gloria (cfr Ap 5,11-14). Vorrei che ci ponessimo tutti una domanda: Tu, io, adoriamo il Signore? Andiamo da Dio solo per chiedere, per ringraziare, o andiamo da Lui anche per adorarlo? Che cosa vuol dire allora adorare Dio? Significa imparare a stare con Lui, a fermarci a dialogare con Lui, sentendo che la sua presenza è la più vera, la più buona, la più importante di tutte. Ognuno di noi, nella propria vita, in modo consapevole e forse a volte senza rendersene conto, ha un ben preciso ordine delle cose ritenute più o meno importanti. Adorare il Signore vuol dire dare a Lui il posto che deve avere; adorare il Signore vuol dire affermare, credere, non però semplicemente a parole, che Lui solo guida veramente la nostra vita; adorare il Signore vuol dire che siamo convinti davanti a Lui che è il solo Dio, il Dio della nostra vita, il Dio della nostra storia.
 
Questo ha una conseguenza nella nostra vita: spogliarci dei tanti idoli piccoli o grandi che abbiamo e nei quali ci rifugiamo, nei quali cerchiamo e molte volte riponiamo la nostra sicurezza. Sono idoli che spesso teniamo ben nascosti; possono essere l’ambizione, il carrierismo, il gusto del successo, il mettere al centro se stessi, la tendenza a prevalere sugli altri, la pretesa di essere gli unici padroni della nostra vita, qualche peccato a cui siamo legati, e molti altri. Questa sera vorrei che una domanda risuonasse nel cuore di ciascuno di noi e che vi rispondessimo con sincerità: ho pensato io a quale idolo nascosto ho nella mia vita, che mi impedisce di adorare il Signore? Adorare è spogliarci dei nostri idoli anche quelli più nascosti, e scegliere il Signore come centro, come via maestra della nostra vita.
 
Cari fratelli e sorelle, il Signore ci chiama ogni giorno a seguirlo con coraggio e fedeltà; ci ha fatto il grande dono di sceglierci come suoi discepoli; ci invita ad annunciarlo con gioia come il Risorto, ma ci chiede di farlo con la parola e con la testimonianza della nostra vita, nella quotidianità. Il Signore è l’unico, l’unico Dio della nostra vita e ci invita a spogliarci dei tanti idoli e ad adorare Lui solo. Annunciare, testimoniare, adorare. La Beata Vergine Maria e l’Apostolo Paolo ci aiutino in questo cammino e intercedano per noi. Così sia.
 
 
 
SALUTO DELL´ARCIPRETE
 
Beatissimo Padre,
 
Pietro e Paolo: “sono questi i Santi Apostoli che nella vita terrena hanno fecondato con il loro sangue la Chiesa: hanno bevuto il calice del Signore e sono diventati gli amici di Dio”.
 
Cosi si esprime la Chiesa Universale nella Solennità liturgica dei SS. Pietro e Paolo e oggi tutti noi radunati in questa splendida Basilica Papale uniamo le nostre voci in un inno di lode a Dio onnipotente e misericordioso, mentre il successore di Pietro fa’ visita e venera la Tomba di San Paolo.
 
Tutti i componenti della realtà, che è la Basilica di San Paolo fuori le Mura, gioiscono nell’accogliere il nuovo Vescovo di Roma in questo momento solenne.
 
Chi Le parla, insieme a tutto il Personale che in essa opera, Le porge i più vivi e sentiti auguri di benvenuto. A tali sentimenti si associano i due Em.mi Arcipreti Emeriti della Basilica, il Rev.mo Padre Abate, con la comunità Monastica Benedettina dell’antica omonima Abbazia con le Suore Missionarie del Sacratissimo Cuore di Gesù che ad essa attendono. La salutano anche il Pontificio Oratorio San Paolo, retto dai Padri Giuseppini del Murialdo, insieme alla comunità delle Figlie di Cristo Re che vi hanno una scuola materna ed elementare. Sono presenti il Pontificio Collegio Beda e la Cappellania dell’Università “Roma Tre” con i suoi professori e numerosi studenti cattolici che non si “lasciano rubare la speranza” in tale particolare ambiente. Infine, è rappresentato il più recente membro di questa famiglia paolina, e cioè l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – segno della carità cristiana verso i più piccoli.
 
È sulla fede dei due Apostoli e Martiri Pietro e Paolo, chiamati “le colonne della Chiesa”, che vanta la Sua origine la Chiesa di Roma, la quale fin dall’inizio ha voluto ricordare insieme, quasi a ricomporre in unità, la loro testimonianza. Vivendo e celebrando l’Anno della Fede, indetto dal Papa Benedetto XVI, come non ricordare, che nel 1967, il Papa Paolo VI, volle indirne uno simile, proprio nel diciannovesimo centenario della loro suprema testimonianza. Per la loro intercessione e il loro esempio, pertanto, siamo ben coscienti che il rinnovamento della Chiesa passa soprattutto attraverso l’immagine offerta dalla vita quotidiana dei credenti nell’essere testimoni coerenti di Cristo.
 
Padre Santo, la Sua Visita odierna e le Sue Parole ci guideranno a riscoprire la gioia di credere, a ritrovare ancora forza ed entusiasmo nel comunicare la fede, ed essere sempre più illuminati dalla grazia dello Spirito Santo. Questo ci farà sentire figli perdonati e amati da Dio Padre, amici di Cristo nella verità, innamorati del messaggio sempre nuovo, sempre attuale del Vangelo, sinceramente accoglienti verso tutti gli uomini, per essere tutti la grande Famiglia di Dio, ossia, un solo gregge sotto un solo Pastore.
 
Santità, mentre inizia il Suo Ministero Apostolico sia certo di poter contare sul nostro affettuoso e filiale sostegno e sulle nostre più fervide preghiere, in particolare davanti alla Tomba dell’Apostolo Paolo, titolare di questa Sua Basilica.
 
 
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